Manifesto del catarismo

Prologo

Il Cristianesimo non è altro che un puro cristianesimo perché si rifà al Vangelo, si basa unicamente sull’esempio e sull’insegnamento di Gesù. Questo Vangelo oppone la dilezione e la libertà che donano lo Spirito Santo, alla lettera e allo spirito della Legge, cioè della Torah, comunemente detto Antico Testamento.

La fede catara non accorda alcun credito ai testi dell’Antico Testamento, pieno di vendette, di violenza e di sangue. Essa rifiuta l’idea di un dio onnipotente, creatore del cielo e della terra. Un dio che bisogna implorare e temere, e al quale bisogna rendere un culto e dei sacrifici. Questa sorta di dio, il catarismo lo identifica con il termine « diavolo ». Non la figura mitologica con corna e coda, ma un angelo di luce di origine divina caduto. Lucifero significa difatti « portatore di luce ». Egli non è interamente malvagio, ha conservato la sua capacità del Bene ma non può compierlo perfettamente. Egli vuole e ricerca il Bene ma commette inevitabilmente il male. I catari consideravano che il mondo è l’opera di questo diavolo o angelo caduto. La violenza e l’imperfezione del mondo sottomesso al cambiamento, alla sofferenza e alla morte ne sono la testimonianza.

Il catarismo credeva a un Dio di ogni bontà, principio del ogni Bene, amorevole e non violento, che Gesù chiamava a sua volta «Padre». La fede catara è precisamente la fiducia totale nell’idea di un Dio di dilezione, ossia d’Amore. Ma il mondo ignora la dilezione, non conosce che la predazione. L’interpretazione catara è corretta, il mondo è stato fatto senza dio o senza questo principio di dilezione. Il cammino del mondo testimonia che il dio di ogni bontà e di dilezione proclamato dal Vangelo è assente da questo mondo. Per i cataro il mondo è altrettanto estraneo a Dio quanto Dio è estraneo al mondo. Egli non interviene e non è all’opera direttamente in questo mondo. Il catarismo invita a prendere le distanze dal mondo per entrare “nel regno di Dio” che Gesù rievocava nei suoi discorsi (Luca 17: 20)

Il Consolamentum

Questa conversione di salvezza, questo ingresso nel Regno di Dio, in cui regna lo Spirito Santo, che inaugura un nuovo cammino, una nuova vita, si manifesta attraverso il battesimo. Non un battesimo d’acqua, che non a niente di cristiano perché lo si deve a Giovanni Battista e non a Gesù, ma un battesimo spirituale, un battesimo dello Spirito Santo attraverso l’imposizione delle mani. Questo battesimo dello Spirito Santo, i catari lo chiamavano Consolamentum, per non confonderlo con il falso battesimo cristiano, quello d’acqua. Il Consolamentum trae il suo nome dal Consolatore, cioè l’altro termine che identifica lo Spirito Santo nel Vangelo di Giovanni. Quindi è solo questo Consolamentum il vero battesimo cristiano. Esso rende ogni uomo e ogni donna un cristiano o una cristiana, ma non per magia, ma per mezzo dell’imposizione delle mani che è solo il segno con il quale la Chiesa accoglie un nuovo cristiano. E’ un atto di fede perché la Chiesa catara vede la grazia dello Spirito Santo nella volontà di impegnarsi in piena consapevolezza nel cammino evangelico. E’ questa stessa volontà che attesta la totale conversione spirituale.

Questo impegno in piena coscienza di colui che chiede il battesimo è di vivere il Vangelo, cioè di far vivere in sé il Cristo, seguendo i suoi passi e proseguendo la missione che Gesù ha iniziato. E’ divenire infine a propria volta come il Cristo, un figlio di Dio.

Questa missione inizia spontaneamente attraverso la ricerca del proprio miglioramento tra la preghiera, la meditazione, e l’ascesi. Questo miglioramento va di pari passo con il ministero per eccellenza del cristiano o della cristiana, la benedizione e il perdono.
Questo ministero deve essere sempre motivato e rinnovato e trova il suo completamento nel Consolamentum stesso.
Un cristiano o una cristiana consacra la sua vita a questo ministero. Questo è il motivo percui il Consolamentum è anche un’ordinazione. Esso consacra a un ministero. Ecco perché i cristiani e le cristiane catari vengono definiti “rivestiti” perchè indossano un saio nero, il colore dell’umiltà a testimonianza della loro ordinazione e del loro stato di cristiani.

Prima però di farsi cristiani, di ricevere il battesimo e l’ordinazione del Consolamentum, la chiesa catara esige che si regoli il proprio passato, che si metta tutto in ordine. Non si può entrare nel cristianesimo commettendo o lasciando dietro di sé un’ingiustizia.

La chiesa catara esige prima di tutto che ci si spogli di tutti i beni di questo mondo. Come ha insegnato Gesù, non si possono servire due padroni nello stesso tempo: Dio e Mammona. (Luca 16:13)

Per non commettere ingiustizie in questo dominio dei sensi, la chiesa catara vuole che i beni siano lasciati a chi di diritto e che solo una parte discrezionale, legale, le venga trasmessa.

La rinuncia ai propri beni è la premessa indispensabile per l’ingresso in una vita evangelica. Così un cristiano o una cristiana catari possono vivere nella libertà che dà lo Spirito Santo, poiché non hanno più proprietà che gli posseggano o che gli alienino. E’ la stessa cosa con i legami famigliari. Per divenire un cristiano è necessario disfarsi anche di quei legami, ma non rinnegarli. Un cristiano cataro rimane un padre per i suoi figli e un fratello per i suoi fratelli. Accresce la sua famiglia con tutta la chiesa e anche con tutta l’umanità. Un cristiano cataro è il padre e il fratello di tutto il mondo. Nel catarismo non si tratta dunque di tagliare i legami affettivi, ma di estenderli e moltiplicarli.

Infine per le persone sposate che desiderano farsi cristiani o cristiane, la chiesa catara esige che esse ottengano l’assenso del loro congiunto per lo scioglimento della loro unione. Senza lo scioglimento di questa unione e l’assenso volontario e senza costrizioni del congiunto, il consolamentum è impossibile, tanto quanto se uno non si separasse dai suoi beni materiali. Entrare nel cristianesimo significa seguire le orme di Gesù che era celibe, che aveva esteso la sua famiglia a tutti i suoi discepoli e che non possedeva altro che la sua tunica.

E’ questo il mettersi in cammino sulla via che Egli ha tracciato e seguito a dispetto di tutte le difficoltà, e questo sino alla morte. Farsi cristiano o cristiana è anche accettare quella sorte. La persecuzione e la condanna a morte. Mettersi in cammino è in effetti partire leggeri e non sovraccaricarsi di pesi morti e inutili. Ecco perché un cristiano o una cristiana catari non hanno più il peso di una famiglia e non possiedono più niente. Rimangono peraltro proprietari del denaro che guadagnano con le loro mani, per mezzo del loro lavoro. Un cristiano o una cristiana catari non vivono mai in effetti del suo ministero, ma di un lavoro. Il loro salario è la garanzia della loro libertà, della loro sincerità e del loro disinteresse. Così non hanno nessun cliente e il pane che si guadagnano non ha origine dal loro ministero.

La chiesa catara e il suo ministero

Il ministero cristiano è proprio un servizio, deve essere compiuto gratuitamente e benevolmente. Ecco perché il cristiano o la cristiana catari è tenuto a lavorare con le sue mani per assicurare la sua sussistenza e finanziare il suo ministero. In mancanza di ciò, diventa mercenario. Si compie ciò che Gesù denunciò: “i sacerdoti e i sacrificatori che vivevano del servizio del tempio e della buona fede dei credenti che, ingannati, giungevano a donare perfino l’ultimo soldo che restava loro per vivere (Luca 21: 1-4). Non è così per la chiesa catara. Essa non è composta di sacerdoti e di fedeli e non officia alcun culto. Nella chiesa catara non ci sono più messe o culti sia di chiesa che di tempio. Non c’è quindi né obolo né decima. La chiesa catara non è un’istituzione giuridica con i suoi dignitari e la sua amministrazione. E’ una comunità di vita e di fede.

La chiesa catara è l’assemblea dei cristiani e delle cristiane di una certa località, che vivono in comunità di vita, secondo i precetti evangelici e che lavorano con le loro mani per assicurarsi la loro sussistenza e finanziare il loro ministero. E’ tutto. La chiesa catara vive della libera messa in comune. Ciascuno provvede secondo i suoi mezzi e riceve secondo i suoi bisogni. La solidarietà tra cristiani è il sigillo stesso dello Spirito Santo, del “Regno di Dio” inaugurato da Gesù quando spezzò e divise il pane che qualcuno aveva accettato di mettere in comune. Il miracolo della moltiplicazione dei pani è il miracolo della condivisione, che permette a ciascuno di avere ciò che gli è necessario. Ecco perché a ogni pasto i cristiani e le cristiane catari benedicono il pane e lo dividono in memoria del Cristo, o più esattamente in commemorazione del vangelo che il Cristo impersona.

La frazione del pane benedetto è la testimonianza vivente di questa solidarietà dei cristiani e delle cristiane che non è affatto fittizia, ma molto reale e veritiera. Nel catarismo la frazione del pane benedetto non è un rito al di fuori di ogni realtà e verità. Ecco perché, nella chiesa catara, solo coloro che partecipano alla vita comunitaria della chiesa, sono ammessi a condividere la tavola dei cristiani e delle cristiane e ad aver parte alla benedizione del pane. La veridicità della fede va di pari passo con la veridicità delle azioni di cui testimoniano. Altrimenti si vive nella menzogna, che non è affatto la linea di condotta dei catari. La teologia catara considera il rito dell’eucarestia o della santa cena come uno sviamento o un controsenso. La frazione del pane non ha nulla a che vedere con un sacrificio o con una qualunque transustanziazione, necessariamente fittizia, illusoria e menzognera del pane e del vino in corpo e sangue del Cristo. Non ha alcun rapporto con la sua morte e resurrezione.

La chiesa catara è a immagine del Cristo, non ha niente che possa attirare lo sguardo o suscitare l’ammirazione. Essa non ha potenza, né autorità, né potere, né grandiosità, né ricchezza, né possesso e non compie miracolo alcuno. Non ha altra forza che quella delle sue convinzioni e non ha altre armi che quelle della dilezione e della verità. Non sa far altro che benedire e perdonare, o meglio ancora consolare. Ecco perché la chiesa catara appare spregevole agli occhi del mondo e si trova alla mercé dei malvagi e dei violenti, come si trovò Gesù stesso. Essa è pecora tra i lupi.

La chiesa catara non condivide i valori del mondo, o degli dei di questo mondo, autoritari e violenti, ma quelli del “regno di Dio”, del regno dello Spirito Santo, inseparabile quindi dalla resa di sé e della dilezione. Per il catarismo tutto il potere o l’autorità sulla terra deriva dal diavolo e non da Dio.
La chiesa catara non è che l’insieme della buona volontà di uomini e donne che sanno di non essere né migliori né peggiori degli altri. Questo è il motivo percui, a seguito di una consultazione e di un ottenimento di una condizione più stabile e salda di tutta la comunità , il diacono assieme ai cristiani compiva una confessione collettiva una volta al mese. Si tratta di una confessione generica che testimoniava l’uguaglianza tra i cristiani, sia nella fede che nella vita di comunità rinnovata. Questa confessione la ritroviamo nei testi catari come “appareillement” o “servizio”.

La chiesa catara non è solamente l’assemblea dei cristiani e delle cristiane. Essa è anche, attraverso la testimonianza del suo impegno di vita evangelica, presenza reale del padre, del figlio, dello Spirito Santo.

Per un cataro, Dio non è un’astrazione. La sua presenza non può essere in un ostia, semplice pasta di farina mescolata con acqua, inerte e muta. Egli non può trovarsi che dentro esseri viventi, che agiscono e parlano e cioè dentro i cristiani e le cristiane: la chiesa.

La specificità della fede catara, è di vedere la presenza di Dio nella chiesa e quindi in ogni cristiano e in ogni cristiana. Nel catarismo, l’amore di Dio è inseparabile dalla “dilezione” portata a ogni cristiano e cristiana.

È facile avere la pretesa di amare un Dio che non ha nessuna realtà, ma amare Dio nello spessore della realtà umana della chiesa è tutt’altra cosa. Ecco perché nel vangelo è scritto; “Se uno dicesse: “Io amo Dio”, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede.” (I Ep. Giovanni 4:20). Sappiamo al contrario che Gesù ha detto: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri.” Giovanni 13:35). Questa è la ragione per cui, nella chiesa catara, l’amore di Dio è inseparabile dell’amore dei “fratelli”, ossia dei cristiani e delle cristiane. Per ogni Cataro, quando due o più cristiani o cristiane si riuniscono, realizzano la pienezza della chiesa spirituale e il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono in mezzo a loro. Un cristiano o una cristiana portano comunque in sé la grazia dello Spirito Santo, ma una sola persona non può essere la chiesa. La chiesa è comunità e per essere una comunità, bisogna essere almeno in due. Nessun cristiano o cristiana catari può equivocare su di sé. Non può ergersi a papa o a capo. È solamente un membro e rappresentante della chiesa alla quale fa “voto d’obbedienza”.

La struttura della chiesa catara

La chiesa catara non è gerarchica, ma democratica. Tutti i cristiani o cristiane sono uguali, senza distinzione né differenziazione, qualunque sia il ministero esercitato nella chiesa, come per esempio quello di diacono o di vescovo. Portano tutti lo stesso abito nero di stoffa e vivono nello stesso modo, in una casa comunitaria, guadagnandosi da vivere con il loro lavoro. Nella chiesa catara tutte le decisioni importanti vengono prese collettivamente e, come nella chiesa primitiva, i diaconi designati sono eletti dalla comunità. Anche i vescovi vengono eletti, ma con una specificità propria al catarismo che bisogna conoscere. I primi vescovi sono eletti dall’assemblea dei cristiani e ogni vescovo avrà due coadiutori: il Figlio maggiore e il Figlio minore. Il Figlio maggiore è il successore nominato del vescovo ed il Figlio minore a sua volta sarà il successore designato dal Figlio maggiore. L’assemblea elegge allora, in caso di successione del vescovo, un nuovo Figlio minore.
Conformemente alla chiesa primitiva, la chiesa catara è la comunità di una località determinata. Non v’è dunque in senso proprio una sola chiesa catara, ma più chiese catare, la cui circoscrizione resta a taglia umana. I membri di una stessa Chiesa devono conoscersi tutti. La chiesa è una comunità fraterna che non può superare i legami reali di ciascuno dei suoi membri, oltre i quali la chiesa perde ogni realtà, diventa un’istituzione, non è più una Chiesa.
La cellula di base della chiesa catara è di due cristiani o cristiane, guidati dal più anziano nella fede. Egli ha ricevuto un ordinamento particolare della chiesa, quello di predicare e di “Consolare”. Il secondo, chiamato compagno o socio, è spesso un giovane Consolato. E’ collaboratore ed è assistente degli anziani nella fede, e il suo compito è di aiutarli e di sostenerli nel loro ministero della predicazione e della “Consolazione”. Maturando, egli si forma ed è destinato a vedersi affidare a sua volta il ministero della predicazione e della “Consolazione.” È di conseguenza sempre l’anziano nella fede che predica e benedice, che fraziona il pane e che “Consola”. Il più giovane nella fede è di sostegno, secondo il suo ministero.
La base della comunità della chiesa catara è la casa. Non c’è altra Chiesa che la piccola comunità di cristiani o di cristiane che vivono sotto lo stesso tetto. Questa comunità supera raramente la decina di persone. Può ridursi all’occorrenza, solamente a due o tre cristiani. Questa comunità è diretta da un Anziano, ossia un cristiano che la chiesa ha stimato collettivamente come tale. L’anzianità nella fede non è una questione di anni, ma di maturità spirituale. La funzione di Anziano necessita di un ordinamento particolare perché egli si consacra a un ministero particolare della chiesa, quello di guidare una piccola comunità di cristiani.
Parecchie case catare costituiscono a loro volta un diaconato, e questo diaconato è amministrato da un diacono. Quest’ultimo è il rappresentante del vescovo e il rappresentante degli Anziani del suo diaconato presso il vescovo. È una cinghia di trasmissione. È il suo servizio, il suo ministero, e questo comprende in particolare quello del “’Apparelhament”. In mancanza del vescovo o dei suoi Figli maggiore e minore, è lui che Consola o ordina al ministero di anziano e al ministero della predicazione e della Consolazione.
Infine, parecchi diaconati costituiscono una Chiesa e questa è amministrata da un vescovo e due coadiutori, chiamati Figlio maggiore e Figlio minore. Il vescovo è per eccellenza l’anziano della chiesa. Queste tre persone vivono anch’esse nella casa, con altri cristiani, ma ciascuno in una casa differente. E’ in queste case che vivono i diaconi, anche se passano molto del loro tempo nelle case del loro diaconato.

E’ il vescovo che ordina i diaconi e i figli minori, ma è la chiesa che li elegge. Come ogni cristiano o cristiana, il vescovo fa ”voto di obbedienza” alla Chiesa e si mantiene del suo lavoro. Assolutamente nessun orpello esteriore può farlo distinguere da un altro cristiano, tranne che per la “funzione” del suo ministero.
Di conseguenza il ministero del diacono, del vescovo o dei suoi figli ha un senso, ed è importante, se c’è una corrispondenza con il numero dei componenti la comunità cristiana.
Per esempio, non c’è bisogno di un vescovo per una decina di cristiani. Un Anziano nella fede è sufficiente. I ministeri non sono dei gradi, ma delle “funzioni” che devono aderire alla realtà. Questi ministeri sono affidati solo a persone di provata fede. I diaconi, i figli o i vescovi non sono i capi delle persone, né i giudici della coscienza di nessuno. Essi non sono che degli anziani nelle fede, che è tutta un’altra cosa. In generale la regola, indipendentemente dalla situazione o dal numero, è che ci vuole sempre un anziano nella fede. Egli è l’ultimo necessario riferimento nella Chiesa catara.
La Chiesa catara ha un solo sacramento, quello della ”imposizione delle mani” . “L’imposizione delle mani” conferisce tre particolari grazie : la benedizione ed il perdono, il battesimo e l’ordinazione ai vari ministeri della Chiesa.
La grazia della benedizione e del perdono è trasmessa durante il “Melhoramentum”.
Il “Melhoramentum” è il rito fondamentale della Chiesa catara che i più giovani nella fede fanno ai più anziani nella fede. E’ così che si inizia e si termina una giornata. E’ così che ci si saluta, ed è così che ha inizio una predicazione, un “Consolamentum” o una ordinazione. ed è così che terminano.
Il rito consiste nel chiedere a tre riprese la benedizione ed il perdono ai più anziani nella fede, mani giunte e in ginocchio. Questa benedizione è trasmessa ogni volta con l’ “imposizione delle mani” dai più anziani nella fede. Ogni imposizione delle mani è seguita dalla prosternazione dei più giovani nella fede, che si inchinano non più davanti all’uomo ma davanti allo Spirito Santo che abita in lui.
Il “Melhoramentum” risana altrettanto colui che si prostra, che colui che impone le mani, in quanto è necessaria dell’umiltà per prostrarsi e per accettare quello che si compie davanti a noi.
La benedizione e il perdono vengono chiesti dai più giovani nella fede ai più anziani nella fede, anche prima di prendere e di consumare il pane benedetto.
La grazia del battesimo, del “Consolamentum”, conferisce lo Spirito Santo. Essa è trasmessa con l’imposizione delle mani del più anziano nella fede, ma anche di tutti i cristiani e le cristiane presenti.
Essa fa di ogni uomo o donna un cristiano o una cristiana. Questo “Consolamentum” conferisce anche l’ordinazione al ministero di supportare ed assistere il cristiano incaricato della predicazione e del “Consolamentum”. Questa grazia del “Consolamentum” può essere trasmessa anche come estrema unzione, ma questo “Consolamentum” non può essere dato che a certe condizioni: essere adulti e coscienti; avere sistemato i propri affari ed aver liquidato i propri beni e possessi, di cui una parte, la parte stabilita dalla legge per le donazioni, dovrà essere rimessa alla Chiesa. Per le persone sposate bisogna anche aver sciolto i vincoli matrimoniali con l’accordo del coniuge. Infine la grazia dell’ordinazione consacra a un ministero della Chiesa.
Le ordinazioni rinnovano la grazia dello spirito Santo per un particolare ministero in seno alla Chiesa e sappiamo che ne esistono sei:
– Il ministero di “Compagno” è la consacrazione a sostegno dei cristiani ordinati che sono incaricati del ministero della predicazione e del “Consolamentum” . Questa ordinazione è conferita dal “Consolamentum” .
– Il ministero di “Ordinato” è la consacrazione alla predicazione e al “Consolamentum” . Questa ordinazione riconosce l’attitudine a predicare e a “Consolare”, vale a dire aver cura delle anime. Questa ordinazione viene trasmessa generalmente solo dopo tre anni di formazione trascorsi presso differenti cristiani ordinati .
– Il ministero di “’Anziano” è la consacrazione al servizio della comunità di base della chiesa catara, la casa.
– Il ministero di “Diacono” è la consacrazione al servizio del Vescovo e degli Anziani in un ambito territoriale determinato. Il diacono può eseguire l’ ordinazione di un ministero della predicazione e del “Consolamentum” in vece del vescovo o dei suoi figli. L’ Apparelhament è un servizio che gli è proprio, che gli compete.
– Il ministero di “Figlio maggiore” o di “Figlio minore” è la consacrazione alla funzione di coadiutore del vescovo.
– Il ministero di “Vescovo” è la consacrazione finale. Il Vescovo è l’anziano per eccellenza di tutta la Chiesa.
Se la Chiesa catara è composta da cristiani e cristiane che vivono in comunità secondo i precetti evangelici, bisogna ancora aggiungere coloro i quali il catarismo definisce credenti. I credenti e le credenti sono uomini e donne che hanno espresso il desiderio di divenire un giorno un cristiano o una cristiana. I credenti sono dunque dei membri a parte dell’intera Chiesa catara, che possiamo intendere come catecumeni. Essi sono di conseguenza ammessi a fare il loro “Melhoramentum” davanti a tutti i cristiani e le cristiane. Il primo “Melhoramentum” è lo stesso rito per il quale si diviene membri della chiesa catara.
Questo ingresso nella Chiesa implica una minima osservanza dei precetti evangelici:
In primo luogo la dilezione (amore spirituale che unisce ad un’altra persona e si fonda sulla conoscenza dei suoi meriti. In particolare l’amore cristiano che unisce tutte le cose) e la solidarietà verso tutti gli altri membri della Chiesa catara, credenti o cristiani.
Oltre a ciò rifiutare in particolare di mentire e di usare violenza verso gli altri membri della Chiesa catara, chiunque essi siano, e di ricorrere alla giustizia per chiudere una controversia. Tutte le controversie fra credenti devono essere regolate amichevolmente e, se necessario, un arbitro alla presenza di un cristiano che avrà il ruolo di arbitro , mai di giudice. Egli dovrà far trovare un accordo equilibrato fra le parti. Non pronuncerà quindi alcuna sentenza, non imporrà nulla e non vincolerà nulla e nessuno.
Infine il credente, a prescindere dalla sua età, è il più giovane nella fede, i suoi anziani nella fede sono tutti i cristiani e le cristiane.
Se il “Melhoramentum” è il primo atto di fede per un credente, la partecipazione alla frazione del “pane benedetto” ne è il secondo. L’introduzione alla tavola dei cristiani e delle cristiane e la consumazione del “pane benedetto” segna un passo supplementare nella fede. L’essere ammessi alla tavola e la partecipazione alla divisione del “pane benedetto” attesta che il credente è entrato nella condivisione e che ha dimostrato la sua attitudine a inserirsi nella vita comunitaria della Chiesa, spiritualmente e materialmente. Trascorre sempre un periodo di tempo fra il “Melhoramentum” e l’ammissione a prendere parte alla frazione del “pane benedetto”.
La terza tappa è l’ammissione a recitare la semplice orazione del “Padre Nostro” con i cristiani e le cristiane. Questa integrazione nella preghiera, attesta il riconoscimento dell’integrazione nei precetti evangelici. Si tratta della dilezione e della verità prima di tutto, ma anche dell’umiltà, della dolcezza, della pazienza, della benevolenza, della condivisione e del dono di sé. Questo implica necessariamente il rifiuto di uccidere, di consumare carne e la liberazione dalle dissolutezze carnali o dai giochi sessuali nella propria vita, secondo ciò che la grazia di Dio vuole concedere.
I cristiani non controllano né sono giudici della condotta privata di un credente. Ogni credente, uomo o donna, deve autodeterminarsi nella propria coscienza. La Chiesa catara è una comunità di fede, vale a dire la Chiesa della fiducia. Essa è anche la Chiesa della libertà di coscienza. Ognuno deve imparare a esaminarsi e ad adeguarsi il più sinceramente e il più fedelmente possibile a ciò che è richiesto, a seconda delle possibilità dettate dalla propria condizione .
La tappa successiva all’ammissione alla preghiera è quella del “Consolamentum”, che rappresenta il superamento della vita di credente e l’inizio della vita di cristiano.
Poiché il “Consolamentum” non deve essere chiesto e ricevuto che in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, i credenti sono esposti al rischio di cadere in uno stato che non permetterà loro di chiedere e di ricevere il “Consolamentum” e di morire infine senza aver ricevuto il battesimo di salvezza. Ecco perché la Chiesa catara permette ai suoi credenti, i più avanzati nella fede, soddisfacendo in anticipo tutte le disposizioni legate agli impegni del vero battesimo cristiano, il “Consolamentum”. Questa anticipazione permette di ricevere il sacramento del battesimo in extremis sul letto di morte, anche in stato d’incoscienza. Questo “Consolamentum” in extremis non differisce per nulla dal “Consolamentum” che si chiede e si riceve per diventare un cristiano o una cristiana. Esso porta ad avere gli stessi impegni ed obblighi. Era uso all’epoca annodare una sottile fettuccia intorno alla vita per ricordare lo stato di “rivestito.

Il Manifesto del Catarismo

La fede catara si esprime anche per la sua teologia, ma essa non erige a dogma alcun enunciato teologico. La base della fede catara non sono i dogmi, ma l’ impegno nella vita cristiana. Ciò che conta nel catarismo non è ciò in cui si dice di credere, ma il modo in cui si vive.
Abbiamo visto che la fede catara consiste nel non prendere assolutamente in considerazione i testi della Torah, che sono stati a torto definiti “Antico Testamento”. Essi sono i testi sacri della religione ebraica e non del cristianesimo. I testi di riferimento del catarismo sono i primi scritti cristiani, i vangeli e le epistole dei primi cristiani, canonici o no. Il catarismo non li erige però a testi rivelati o ispirati a cui credere alla lettera, ben sapendo che si tratta di libri che furono molto presto occultati e manomessi. La lettura catara di questi testi è dunque sempre critica e anche spirituale. Il catarismo dunque non erige a credo questi testi , ma li considera come testimonianze della complessa storia di ciò che comunemente chiamiamo cristianesimo.
Il Vangelo è un dono dello Spirito Santo che non può abitare in lettere morte, addormentato e come congelato sulla carta, simile a un epitaffio su una tomba.

Qui non vive il Vangelo.

Il Vangelo è vivente, è Spirito, e sono coloro che sono animati da questo Spirito che possono testimoniare di questo Vangelo, che vivono quotidianamente.
Tuttavia la Chiesa catara si guarda bene dal parlare in nome di Dio. Essa non parla che in nome della sua fede. Ogni cristiano cataro è cristiano solo secondo la sua fede. La Chiesa catara non può dunque né mentire, né ingannare. Essa dice soltanto ciò che crede.
Il catarismo non basa la sua fede sulla presunta storicità del Cristo dei vangeli; un ultimo inviato del dio della Torah dopo una serie di profeti, che sarebbe nato dallo Spirito Santo, che avrebbe compiuto una gran quantità di miracoli e che avrebbe finalmente trionfato sulla morte risuscitando. I Catari non accettano queste pietose finzioni. Il Cristo cataro è un Cristo spirituale che non mangia, non soffre e non compie miracoli, che non è resuscitato. La fede catara non accetta il personaggio storico di Gesù. Che importanza ha credere ad un certo Gesù che sarebbe nato 2000 anni fa, se oggi il Vangelo non nasce nei nostri cuori? Al contrario noi sappiamo che il Cristo dei vangeli non è il Gesù della storia. E’ stato sfigurato dai manipolatori dei testi evangelici. Credere alla storicità di questo Cristo dei vangeli manipolati equivale a credere a una chimera, a una mistificazione, che non ha dunque nessuna realtà. In verità, equivale a trasformare una menzogna in una verità.

I Catari hanno sempre considerato il Cristo come un semplice messaggero, il portatore del Vangelo. La loro fede dunque non consiste nel credere nella persona del messaggero, ma nel suo messaggio. I catari hanno fede nel vangelo e non in un Gesù morto ed sotterrato che non è mai risorto. La fede cristiana non è quella che è nata dal preteso miracolo della resurrezione, ma da ciò che è nato dall’opposizione alla Torah, la supposta legge divina. Fu proprio quando Gesù fu messo in croce in nome di questa Torah, che lo si considerò, paradossalmente, come parola di Dio.

Il Vangelo è una conversione, un capovolgimento del pensiero che pone di nuovo nel verso giusto ciò che era al contrario.
L’apostolo Paolo testimonia questa conversione sul cammino di Damasco. (cfr. Atti degli apostoli 9:1-22).

La fede catara nasce da questo incontro indicibile con questo Cristo spirituale che converte Paolo, cioè con il Vangelo che i discepoli di Gesù predicavano e vivevano, perseguitati dai sostenitori del dio legalista e violento della Torah. L’apostolo Paolo non ha creduto a un Cristo miracoloso che comunque non esisteva ancora. Egli ha creduto a un messaggio, a un’idea di Dio. che non esige alcun sacrificio o condanna a morte; un idea di Dio che libera dall’asservimento, dalla sottomissione e dagli obblighi della Torah. A Paolo non dispiacque opporsi alle figure della sua tradizione. Si oppose ad Abramo, l’uomo di fede, a Mosè, l’ uomo della legge, cioè si servì della Torah per rovesciare la Torah.
Paolo aveva fede in questo Dio che restituisce la libertà di coscienza e che promuove la fratellanza fra tutti gli uomini. La fede cristiana non consiste nell’annullamento del proprio spirito ma, al contrario, nel recupero di uno spirito libero e critico. Lo Spirito Santo non è peraltro dissociabile da una mente sana.

La teologia catara si dissocia anche dal creazionismo della Genesi, un testo della religione ebraica che non rientra nel Cristianesimo. E’ un libro ricco di antichi miti dei popoli che vivevano nel Medio-oriente, che gli ebrei hanno ripreso e modificato per conformarli alla loro religione. Attribuire così una storicità o una pertinenza scientifica a questo libro, è un fraintendimento pesante, ma si può comprendere perfettamente per quale motivo alcuni sono così interessati a farlo. Ammettere l’aspetto mitologico e raffazzonato della genesi tende a desacralizzare la bibbia – che perde la sua aura divina – e mette in dubbio tutto il resto.
I Catari hanno costituito il loro proprio mito delle origini per riferire, secondo i termini dello spirito del loro tempo, la loro convinzione intima nata della fede cristiana. Dissero che all’origine del mondo ci fu una caduta primordiale. Degli angeli seguirono il diavolo nel suo regno perché, nella loro innocenza, furono allettati dalle sue attraenti promesse. Una volta sulla terra, il diavolo li imprigionò immediatamente in un corpo carnale opposto alla loro natura spirituale. Questa unione contro natura, fra lo Spirito e la materia, provocò confusione negli angeli. Essi persero la loro coscienza divina. Persero lo Spirito di Dio che li animava. Non furono più altro che spiriti condannati ad animare senza fine corpi deperibili, identificandosi ormai in questi ultimi. Si ritrovarono abbandonati senza discernimento ai loro appetiti e desideri.
Questo mito cataro è certamente un mito, che traduce però un pensiero spirituale. Non ha altro obiettivo che di demolire le idee derivanti dalla Genesi e da altri testi biblici, che affliggono l’uomo accusandolo della sua totale responsabilità del male utilizzando l’espediente del “libero arbitrio”.
Il “libero arbitrio” è un’aporia, un problema insolubile, che non ha altro obiettivo se non quello di rendere responsabile e dunque colpevole ogni uomo. Il libero arbitrio permette il giudizio e giustifica la punizione.

Per i catari il male non è che la conseguenza di un’alienazione spirituale legata alla condizione umana ed all’esistenza terrena. Gli uomini sono vittime della loro condizione umana e non sono responsabili della loro natura. La teologia catara di conseguenza non comporta alcuna idea di giudizio. Annuncia al contrario l’amore e la grazia di Dio per tutti. Tutte le anime ritorneranno, presto o tardi, nella loro patria celeste. Per i Catari Dio non è un padre fustigatore che crea gli uomini per inviarli all’inferno. Non esiste altro inferno che questo mondo, e altre punizioni se non quella di reincarnarsi senza fine nei corpi.
Come ha detto Lavoisier: “Nulla si perde, nulla si crea, tutto si trasforma.” Il catarismo crede che ciò che è chiamata anima non nasce né sparisce con i corpi. Passa in modo aleatorio da un corpo a un altro, qualunque esso sia, uomo o animale. Questa visione catara crea una benevolenza ed una compassione per tutti gli uomini, ma anche per tutto ciò che vive e soffre. Un Cataro non uccide nessun animale né se ne nutre. Neppure sopporta che un animale sia maltrattato. Egli vi vede dei fratelli nella miseria, prigionieri in corpi diversi dal suo.
In conclusione, il catarismo non ha ambizione di governare il mondo e non cerca di imporre a tutti le proprie idee o la sua linea di condotta. Un Cataro non pretende di regnare che su se stesso e si guarda dal dominare gli altri perché vede in questo l’atteggiamento per eccellenza del diavolo. Non cerca mai di cambiare il mondo. Spera soltanto di cambiare se stesso, divenendo migliore, sempre più amorevole e compassionevole.

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