L’uguaglianza presso i Catari

L’uguaglianza presso i Catari – di Ruben Sartori

«Se tuo fratello. figlio di tua madre, o il tuo proprio figlio , o tua figlia, o la moglie che riposa sul tuo petto, o il tuo amico, colui che ami come te stesso, t’incita segretamente dicendo: ”Andiamo, e serviamo altri dèi…..tu non vi consentirai e non l’ascolterai; tu non gli rivolgerai uno sguardo di pietà, tu non lo risparmierai, e tu non lo coprirai, ma tu lo farai morire; la tua mano si leverà per prima su di lui per metterlo a morte, e la mano di tutto il popolo in seguito, ed egli morirà, poiché ha cercato di allontanarti dall’Eterno, il tuo Dio.”

La Torah, Deuteronomio 13 : 6 -10

La società medievale ignorava il concetto di ugualianza. All’epoca medioevale gli uomini non nascevano liberi. C’era da una parte la nobiltà e dall’altra parte il popolo dei bisognosi e dei contadini, asserviti o dominati dai primi. Quest’ordine sociale era ineguale poiché fondato in parte sui valori della bibbia. I potenti, i dominatori detenevano il loro statuto da dio. Era di diritto divino. La chiesa cattolica era garante di quest’ordine sociale. Era la chiesa che coronava i re e che chiamava il popolo a sottomettersi a queste autorità. I catari dicevano esattamente il contrario. Per loro il potere non era di origine divino ma diabolico. Era il diavolo che dominava e non il dio manifesto in Gesù.

Parlare di uguaglianza tra i catari potrebbe sembrare strano, per il fatto che il catarismo fu innanzitutto un movimento religioso.

La rivoluzione francese riuscì a rovesciare uno stato di diritto regale e sacerdotale cattolico, fondato sulla religione. Sotto questo regime gli uomini non nascevano liberi e uguali nei diritti.

Questo ordine sociale era basato su valori giudeo-cristiani veicolati attraverso il cattolicesimo che in gran parte influenzano ancora oggi la nostra società. L’abbiamo visto con il matrimonio libero, con il concetto di parità dei diritti qualunque siano il colore della pelle o l’orientamento sessuale, e la strada da percorrere è ancora lunga.

Rivolgiamo ora il nostro sguardo verso il Catarismo. I Catari erano cristiani che non erano né Cattolici né ortodossi. Ciò che distingueva i Catari, non era solo una differenza di dottrina o di chiesa, ma una differenza di cristianesimo. Se i cattolici e gli ortodossi interpretano l’insegnamento di Gesù alla luce della tradizione ebraica, vale a dire, del Antico Testamento, i Catari mostravano che il Vangelo contraddice l’Antico Testamento.

Leggendo l’Antico Testamento, vi si trovano i principi della separazione che sono alla base di ogni disuguaglianza.

Ne ricorderò quattro:

– In primo luogo, vi è una separazione di natura tra l’uomo e Dio. L’uomo è una semplice creatura posta su questa terra e fatta di questa stessa terra animata dal soffio divino.

Cito dalla Genesi (2: 7): “Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò

nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente “.

Ma una volta che questa zolla di terra diviene fatiscente, deteriorandosi, essa finisce per lasciarsi sfuggire il soffio divino.

L’uomo allora non esiste più, ritorna a essere polvere.

Cito ancora la Genesi (3, 19). E’ Adonai che parla ad Adamo ed Eva dopo l’episodio della

consumazione del frutto proibito: “Mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu tornerai al suolo, poiché da esso sei stato tratto. Perché polvere sei e polvere ritornerai“.

A questo proposito, si deve sapere che nel giudaismo non esiste la risurrezione. L’uomo sopravvive nella sua prole.

Adonai è dunque l’esatto opposto dell’uomo, è l’Eterno, colui che vive per sempre.

Quindi c’è già una diseguaglianza di natura tra l’uomo e Dio.

Poi segue la separazione di natura tra i popoli. C’è il popolo eletto, il popolo giudeo, e poi tutti gli altri popoli che non sono gli eletti di Adonai. La legge di Adonai che Mosè ha trasmesso è molto chiara. Cito il Deuteronomio (7: 3): “Tu non contrarrai mai matrimonio con questi popoli, tu non darai mai le tue figlie ai loro figli e non prenderai mai le loro figlie in sposa per i tuoi figli.”

Questo dimostra che la legge separa il popolo eletto dalle altre nazioni e questa legge è rinforzata dalle prescrizioni alimentari mosaiche, la famosa interdizione a consumare alimenti impuri.

Queste prescrizioni non avevano altro scopo che impedire ogni commistione del popolo eletto, il popolo puro, con i popoli impuri, poiché questi ultimi mangiavano cibi impuri e veneravano divinità impure. Preciso inoltre, che si tratta di una impurità inventata di sana pianta dalla legge mosaica. Su questa base si può dedurre che esiste ineguaglianza tra i popoli.

Consideriamo ora la differenza di natura tra l’uomo e la donna. La donna è stata creata a partire da una costola dell’uomo e per l’uomo. Nel giudaismo primitivo, la donna non aveva pressoché diritti. Era sottomessa al marito. Inoltre, la donna era di natura impura a causa, tra gli altri motivi, delle mestruazioni. Le donne non potevano diventare sacerdotesse, e se erano figlie di un sacerdote dovevano prestare molto attenzione. Il Deuteronomio prescrive infatti:, «che se la figlia di un sacrificatore si disonora prostituendosi, ella disonora suo padre: sarà arsa col fuoco “(Levitico 21: 9).

Poi, all’epoca del tempio, le donne non avevano il diritto che di accedere al sagrato del tempio, ovvero, restavano letteralmente alla porta del tempio. L’uomo beninteso poteva accedere al suo interno.

Infine, vi è da considerare la separazione tra l’uomo e gli animali. La Genesi (1, 26) dice che l’uomo ha ricevuto da Adonai il diritto di dominare gli animali.

E’ Adonai che parla “che l’uomo domini sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra, e su tutti i rettili che strisciano sulla terra “.

In altre parole, la Genesi giustifica l’idea che gli animali sono stati fatti da Adonai per l’uso degli uomini. Gli animali sono stati creati per gli uomini e gli uomini possono quindi utilizzarli come desiderano. E’ dunque legittimo ucciderli e mangiarli. Non contano niente. L’uomo è il sovrano, è il dominatore. L’uomo è da considerarsi come il padrone, dopo Dio, sulla terra.

Come vedete, nella tradizione giudeo-cristiana si ritrovano tutte queste idee. Il Cattolicesimo ha mantenuto l’idea di un Dio separato dall’uomo, di una separazione dei popoli, solo che il popolo eletto non è più il popolo ebraico, ma il popolo “cristiano”. La differenza, è che per i cattolici, il popolo di Dio non è più benedetto nella sua posterità, ma accede alla vita eterna mediante la risurrezione del Cristo.

Solo i cristiani però vanno in paradiso, gli altri scendono all’inferno. Nella tradizione cattolica, erede del giudaismo, le donne sono sempre discriminate. Non hanno gli stessi diritti degli uomini. Non possono accedere al servizio a Dio. Possono, certamente, essere religiose, ma non possono accedere al sacerdozio, non avendo, come in passato il diritto di compiere il santo sacrificio e di somministrare l’Eucaristia.

E i Catari, cosa c’entrano in tutto questo discorso? Ebbene, i Catari, come ho giù detto, non leggevano il Vangelo in senso giudaico, ma comprendevano che il Vangelo era una contraddizione dell’Antico Testamento. Essi dicevano inoltre, che il dio dell’AnticoTestamento, il creatore del mondo, l’ordinatore della legge che Mosè aveva trasmesso, non era Dio ma il diavolo.

Non si tratta qui del diavolo della tradizione giudeo-cristiana, con le corna e con i piedi caprini, ma del diavolo nel suo senso etimologico, ossia colui che separa. (La parola diavolo è stato costruita sulla radice del greco “dia” che significa tagliare per traverso e questa radice greca si trova per esempio nella parola diagonale,). Il diavolo è un personaggio che si trova solo nei Vangeli. Non troverete questo personaggio nei testi dell’Antico Testamento. Troverete Satana, l’accusatore, il procuratore di Adonai, colui che accusa gli uomini di fronte al tribunale di Dio, ma esso non è il diavolo. La tradizione giudeo-cristiana ha confuso e mischiato questi due personaggi in uno, ma non sono identici. Il diavolo dei Vangeli non è lo stesso personaggio, né ha lo stesso ruolo del Satana del libro di Giobbe. Il diavolo non è colui che prova l’uomo per vedere se è fedele alla legge di Adonai, no, è quello che separa, che discrimina e che opera la diseguaglianza. Cos’è che permette la discriminazione, la separazione del puro dall’impuro, di condannare giovani ragazze al rogo, di uccidere e consumare gli animali, di fare distinzioni tra i popoli, di escludere le donne dalla parità di diritti con gli uomini? La risposta è semplice: è la legge mosaica, la legge divina.

E’ questa legge che opera tali discriminazioni. Se la legge non vi ordinasse di lapidare una donna a colpi di pietra, avreste voi l’idea, di commettere un tale abominio? La legge è fatta per condannare ed essere eseguita: esiste esclusivamente per giudicare, per discriminare. Siete a conoscenza di un tribunale dove vi si convoca per ricompensarvi delle vostre buone abitudini?

Naturalmente no, la legge è fatta per condannare e non per salvare. Ecco perché Gesù è fortemente contrario alla legge mosaica che considera diabolica. I Vangeli testimoniano di questo disprezzo della legge. Se si prende per esempio, il discorso sulla montagna, altrimenti conosciuto come le Beatitudini, Gesù disse: Tu hai inteso che fu detto agli antichi; non ucciderai. Chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio.“(Matteo 5: 22). “Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, 2benedite coloro che ti maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. 29A chi vi percuote sulla guancia, offrite anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutate neanche la tunica. 3”Date a chiunque vi chiede, e a chi prende le cose vostre, non chiedetele indietro.1E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro “(Luca 6: 22-31).

Siamo qui all’antitesi della legge del taglione auspicata dalla Legge mosaica. Qui Gesù contraddice la legge divina, e quindi è perfettamente comprensibile perché sia stato accusato di volersi porre alla pari con Adonai. Egli si permette di rifiutare la volontà di Adonai. Possiamo anche comprendere perché le autorità giudaiche hanno messo a morte Gesù. Il Vangelo di Giovanni lo spiega in un modo che non potrebbe essere più chiaro: le autorità ebraiche accusarono Gesù dicendo: “Noi abbiamo una legge, e secondo la nostra legge, egli deve morire. ” E la legge in nome della quale è stato accusato Gesù, è la seguente: “Questo profeta o questo visionario sarà punito a morte poiché ha parlato di ribellione contro l’Eterno, il vostro Dio, […] e voleva spingervi fuori dal cammino che l’eterno, il Signore Dio, vi ha ordinato di percorrere. Voi estirperete in questo modo il male che è tra tra di voi.”

Gesù non fu vittima di un’ingiustizia, fu vittima della giustizia della legge mosaica, che paradossalmente si proclama come parola di Dio.

Bisogna comprendere il pensiero dei catari e andare all’origine del loro senso di ugualitarismo. I Catari non credevano nel dio della Legge, il regolatore di tutte le disuguaglianze. Essi consideravano che gli uomini e Dio avevano una stessa natura, e che non c’era popolo superiore all’altro, che le donne erano uguali agli uomini e che gli animali non erano distinti dall’uomo.

Vediamolo nel dettaglio.

I Catari insegnavano: “Tutte le anime sono buone e uguali tra di loro.” Lo ripeto: “Buone e uguali tra di loro.” I Catari dicevano anche che tutte le anime saranno salvate. Il Dio dei Catari non invia nessuno all’inferno. Egli non condanna, ma salva. I catari ripudiavano gli scritti della Genesi, il libro che secondo loro, racconta come il diavolo ha creato il mondo di quaggiù. Essi avevano dedotto dai testi evangelici che le anime degli uomini erano all’origine le anime degli angeli. Queste anime erano di natura divina. I catari spiegano che gli angeli erano composti, come gli uomini, di un corpo celeste, di un’anima e di uno Spirito che era il Santo Spirito di Dio, e questi angeli si trovavano dunque in cielo, ossia nel regno Dio. Ma un dragone, il famoso dragone di cui si parla nell’Apocalisse, e che simboleggia il Potere del male, salì al cielo e si lanciò in battaglia con Dio. Si tratta della famosa battaglia di cui è detto nell’Apocalisse che l’arcangelo Michele sostenne contro il dragone. (Per i catari, l’Apocalisse non rivelava il futuro, ma il passato. Sapete che la parola Apocalisse in greco non significa fine del mondo, questa è solo la lettura giudeo-cristiana, ma rivelazione. Per i Catari, questa rivelazione non concerne quello che avverrà un giorno futuro, ma rivela ciò che si era verificato nel passato, in cielo. Si tratta di una rivelazione del passato, e non di un futuro).

Ritorniamo alla battaglia sostenuta dall’Arcangelo Michele: si dice che il Dragone fu sconfitto ma poté con la sua coda trascinare “la terza parte delle stelle”. Ora, secondo i catari, questa terza parte di stelle, erano le anime di angeli. Questo dragone, che non era altro che il diavolo, rinchiuse le anime in tuniche di oblio, ossia in tuniche di pelle, in corpi. In questi corpi, le anime non ricordarono più chi erano e da dove venivano. Inoltre, non avevano più il loro spirito, ossia, il Santo Spirito di Dio. Esse vivono nell’oblio. Queste anime divine furono quindi ridotte allo stato di animatrici di un corpo ospite. I corpi, come abbiamo visto, non sono semplicemente di terra, che si distrugge e si corrompe (presso i Catari la corruzione è la caratteristica di ciò che è diabolico, perché Dio non crea nulla di corruttibile). Così, quando questo modello si corrompe, vale a dire, allorché un uomo muore, l’anima passa in un altro corpo, non importa quale, se di un uomo o di una bestia.

I Catari consideravano che a ogni corpo corrisponde un’anima divina e per Dio sono tutte buone e uguali tra di loro. Lo ripeto, per i Catari, tutte le anime sono buone e uguali tra di loro, e bisogna vederlo in dettaglio.

Come espresso nel mito cataro della caduta, le anime sono uguali a Dio; per natura esse sono divine come Dio stesso. Questo è un aspetto molto positivo del pensiero cataro, mentre il giudeo-cristianesimo dice invece che l’uomo è un peccatore per natura, che è colpevole del peccato

originale, che gli piaccia o no, e questo peccato originale lo condanna a morte. Per i cattolici, la morte fisica della creatura di Dio è la conseguenza della natura peccaminosa dell’uomo. I Catari dicevano al contrario che le anime degli uomini sono buone. Abbiamo visto nella storia della caduta, che le anime non sono colpevoli, che furono trascinate di forza dal Dragone nel mondo inferiore dove sono tenute prigioniere in un corpo materiale contrario alla loro natura spirituale. Non c’è, presso i Catari, il peso della colpevolezza del peccato originale, il peso della disobbedienza a Dio commessa da Adamo ed Eva, che è propria della teologia giudeo-cristiana. Il senso di colpa è infatti necessario per la sottomissione a un Dio che perdona ed è la presupposta chiesa di dio o il suo ufficio che dà il perdono. Comprendiamo il meccanismo: si colpevolizza esclusivamente per dominare. Ora, la predicazione catara liberava da questa colpevolezza e da questa dominazione di dio e della chiesa. Una chiesa che è temporale, regge i destini del mondo e non è una vera Chiesa spirituale, che prende tutte le distanze dal potere temporale. Presso i catari, ogni dominazione è di natura diabolica: i re, le potenze, non lo sono per diritto divino, ma per diritto diabolico. Gesù mostrò nel deserto che era il diavolo a dominare tutti i regni del mondo, e che esso propose a Gesù di dargli tutto ciò, se acconsentiva ad inchinarsi davanti a lui. Gesù, che è l’immagine di Dio, non dominò come signore sul mondo, ma al contrario fu l’umile tra gli umili. Rifiutò ogni regalità.

Per i Catari, ciò che è divino non domina, non regna.

A tal proposito mi viene in mente che giorno alla radio, fu intervistato un filosofo e accademico, tale Michel Serres. Egli raccontò che era figlio di un umile marinaio e che era cresciuto tra gente comune, come i contadini e gli operai. L’intervistatore gli chiese che effetto gli facesse oggi trovarsi nelle alte sfere della società. La sua risposta potrebbe sorprendervi. Egli raccontò di essere cresciuto in una regione dove si era Catari, e che tutto ciò che si trova al di sopra del popolo era diabolico. Di conseguenza, egli considerava svantaggioso per l’anima il suo stato attuale.

Per i Catari, lo ripetiamo, Dio non regna, non domina. Non è lo Zeus tonante in tutta la sua maestà fra le nuvole, (Dio è la trasformazione della parola Zeus), è Gesù l’umile tra gli umili. Paolo dice infatti che Gesù è l’immagine di Dio. È per questo che i catari non pretendevano di dirigere il mondo come ha fatto la Chiesa cattolica, che intende stabilire sulla terra l’ordine voluto da Dio, ossia l’ordine del Dio dell’Antico Testamento di cui abbiamo visto i principi. I catari non imponevano niente a nessuno. Era d’altronde ben noto, che i credenti catari godevano di una grande libertà. I cattolici li rimproveravano in materia sessuale, che di fatto sconvolgeva la morale dell’epoca, poiché la sessualità era rigorosamente inquadrata dalla chiesa cattolica. Era ammesso un solo tipo d’atto sessuale, ed era concesso solo nel contesto del matrimonio e della procreazione.

Tra i Catari, il matrimonio non riguardava la Chiesa, ma la società, i credenti non erano obbligati a sposarsi. Nei Vangeli, Gesù era celibe. Se la Chiesa Catara non fosse stata distrutta con la ferocia che conosciamo, non avrebbe avuto assolutamente la stessa posizione della chiesa cattolica riguardo al matrimonio per tutti.

Per il fatto che queste scelte non la riguardano, non avrebbe avuto nulla da ridire. Per i catari questi sono argomenti propri della società e non del Dio del Vangelo. Ricordo, inoltre, che i catari non percepivano la decima, né sottoponevano a tassazione o a quote l’individuo, caratteristica invece del feudalismo religioso e nobiliare. I Catari lavoravano con le loro mani per vivere. Non chiedevano niente a nessuno. Esattamente l’opposto della Chiesa cattolica.

Riguardo alla questione della gerarchia nel catarismo, nella Chiesa catara c’erano i vescovi, il figlio maggiore e il figlio minore, che erano dei vescovi in seconda, i diaconi e gli anziani. Questa gerarchia però non ha nulla a che vedere con la gerarchia di tipo cattolico. Tra i Catari infatti non c’erano i gradi, ma delle funzioni all’interno della Chiesa.Voi sapete che il Papa, i cardinali, gli arcivescovi, i vescovi, i sacerdoti, i diaconi e monaci si distinguono per l’abito e lo statuto, ma tra i Catari non esisteva alcuna distinzione per abbigliamento o status. Tutti lavoravano con le loro mani e vivevano allo stesso modo, persino i vescovi, anzi soprattutto i vescovi, perché tra i Catari, i vescovi erano scelti tra le persone più esemplari.

In una deposizione, ho scoperto una testimonianza che illustra bene ciò di cui parliamo. A Fanjeaux, un credente vide il famoso vescovo cataro della Chiesa Tolosana, Guilhabert de Castres, presso il quale si affollava la nobiltà per ascoltarne le predicazioni, costruire con le sue mani, e assieme ai suoi compagni, la loro nuova casa. Avete mai visto un celebre vescovo cattolico fare il muratore? Io no.

Comprendete quanto il catarismo era incredibile al riguardo? I nobili in epoca medievale non lavoravano, e neanche i religiosi, ma quando il signore si faceva cataro, gli veniva insegnato a lavorare con le sue mani. Immaginatevi quale era l’impatto sulla società.

Passiamo ora al secondo punto, quello della pari uguaglianza delle anime. Per i catari,

tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro origine o sesso, avevano la stessa anima divina. Dicevano in effetti che le differenze di sesso furono istituite dal Diavolo e non da Dio. Non fu Dio

a condannare la donna alle sofferenze del parto e l’uomo a lavorare con il sudore della sua

fronte, ma il diavolo. Ripeto: non si tratta affatto del diavolo con le corna e i piedi caprini, ma di qualcosa che separa, che discrimina, che crea le disuguaglianze. Ciò che è interessante riguardo al parto delle donne e al lavoro dell’uomo è che vanno letti come il simbolo della divisione dei sessi, che la Genesi giustifica e stabilisce come ordine divino. È sulla base di questo ordine divino che si esclude la donna dal sacerdozio. Tutto questo è stato specificamente denunciato da Gesù e dai primi cristiani. Nei nostri Vangeli, che sono stati sostanzialmente modificati dalla tradizione cattolica o giudeo-cristiana, sono state escluse le donne dalla cerchia dei discepoli di Gesù. Questi discepoli sono stati limitati a 12 per fare di Gesù il nuovo Mosè circondato dalle dodici tribù. Ma se leggete il Vangelo di Luca, troverete che si parla invece di 70 discepoli. Questo numero è simbolico come il dodici, ma mostra che il numero di seguaci di Gesù non era limitato a dodici persone. Nella Lettera ai Romani (16, 1-2), Paolo parla di una certa Febe: “Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea”.

Per nascondere questo, i cattolici hanno mascolinizzato questo nome, ma gli esegeti moderni hanno individuato l’inganno. Questa breve citazione di Paolo è una testimonianza importante, perché

attesta che nella Chiesa primitiva, le donne potevano essere diacono. Fate attenzione, non è il diacono cattolico, che è una sorta di sotto-sacerdote; nella Chiesa primitiva non esistevano i sacerdoti, bensì i diaconi che la tradizione catara aveva mantenuto, ossia le persone al servizio del vescovo. Sappiamo anche che nella Chiesa primitiva, denominata “marcionita” e che è all’origine della Chiesa catara, le donne avevano esattamente lo stesso status delle donne nella Chiesa catara: potevano predicare, benedire il pane e battezzare. Presso i Catari non esisteva che un battesimo: la Consolazione.

Il termine latino “Consolatio” è la traduzione del greco Paracletos, che designa il Paracleto, lo Spirito

Spirito. La consolazione è il battesimo dello Spirito Santo, l’unico vero battesimo cristiano. Il battesimo d’acqua, non fu istituito da Gesù, ma da Giovanni Battista. Oggi, l’esegesi dà ragione ai Catari: i primi cristiani imponevano le mani e on battezzavano con l’acqua. Il battesimo con l’acqua non è che la continuazione di una tradizione ebraica che a posteriori fu inserita nel giudeo-cristianesimo. I famosi bagni rituali della tradizione ebraica sono antecedenti alla figura di Giovanni Battista, e quindi al suo battesimo a Gesù nel Giordano. Si è voluto far credere, in questo modo che il battesimo d’acqua era preesistente e quindi più legittimo del battesimo tramite l’imposizione delle mani. (Se ne parlerà in un articolo seguente).

Tornando al ruolo della donna nella Chiesa catara, ci sono delle testimonianze che si possono definire stupefacenti. Persino i nobili più potenti furono visti prosternarsi durante il melioramentum davanti a delle donne o alla loro anziana cameriera divenuta cristiana catara, così come avrebbero fatto davanti a un celebre cataro come Guilhabert de Castres.

Il melioramentum è il rito cristiano per eccellenza, che i cristiani ortodossi hanno mantenuto sotto il nome di metania. Si tratta di una prosternazione, di una adorazione nel senso originale allo Spirito Santo che si trova rappresentato nei cristiani catari. Per fare un parallelo: se presso i cattolici la presenza di Dio è nell’ostia consacrata, presso i catari la presenza di Dio è nei Cristiani e nelle Cristiane. I Catari dicevano che la Chiesa di Dio non è fatta di mattoni o di legno; essa ha un cuore, degli occhi, delle orecchie e delle mani. La Chiesa dei Catari è vivente, è la comunità dei cristiani. Essi dicevano pure che questa Chiesa è a immagine di Maria, colei che, fecondata dallo Spirito Santo, fa nascere la parola divina (o, in un altra versione, colei che mette al mondo i figli di Dio).

Chiudo questa parentesi sulla parità tra uomini e donne, per parlare dell’uguaglianza concernente tutta l’umanità. In contrapposizione ai predicatori cattolici, che promettevano la salvezza eterna a chi avesse ucciso un uomo in terra santa, i Cristiani Catari dicevano che l’uccisione di un uomo, sia esso cristiano, ebreo o saraceno era un enorme peccato. I Catari non giustificavano mai una azione malvagia, persino se fatta in nome del bene. Essi dicevano pure che fare del male persino al diavolo è peccato. I cristiani Catari non dovevano commettere alcun male e accettare, al contrario, come fece Gesù, di essere messi a morte piuttosto che fare il minimo male. Si riporta che l’Inquisizione che volle smascherare due cristiane catare chiese loro di uccidere un pollo. E per non uccidere il pollo, un cristiano cataro accettava di finire al rogo.

Questa storia del pollo è interessante, perché ci permette di venire ora, per concludere, all’argomento dell’uguaglianza tra l’uomo e l’animale. Abbiamo visto, che i catari credevano nella metempsicosi. Non pensavano, come i cattolici, che Dio crea una nuova anima ad ogni concezione di un corpo. Per i catari il Dio dei Cattolici creava le anime per poterle dannare all’inferno, o almeno per alcune di loro era così. I Catari, l’abbiamo visto, credevano che le anime erano l’anima degli angeli che il dragone aveva trascinato con sé nella sua caduta. Egli manteneva quelle anime intrappolate nei corpi e, alla morte del corpo, reintegrava l’anima in un altro corpo, poco importa quale, se di uomo o di bestia.

Ripetiamo: un altro corpo, poco importa quale, se di uomini o di bestie. Non c’era dunque per i Catari altro inferno che questo ciclo di reincarnazioni senza fine. Sappiamo dalle deposizioni, che alcuni Catari dicevano di ricordarsi la vita precedente. Viene riferita la storia di un cataro che, passando vicino a un abbeveratoio si sovvenne di essere stato cavallo, di aver bevuto lì, e di aver perso un ferro di cavallo nel fango. Si racconta che, scavando, egli trovò il ferro perso nella sua vita precedente di cavallo. I Catari volevano sottolineare con questo esempio, la realtà della metempsicosi, che era un idea inaudita per la società di quel tempo.

Ora, ciò che importa, è di dire che per i catari l’animale ha pari dignità rispetto all’uomo. Non si dovrebbe nuocere agli animali, né ucciderli o mangiarli. I Catari consideravano abominevole nutrirsi di cadaveri e di uccidere gli animali. Per loro, un animale è un essere vivente, vibrante, animato della stessa anima degli uomini. Solo il corpo degli animali è più limitato o grossolano ed è il diavolo che fa i corpi, che separa, divide e crea le disuguaglianze tra i corpi. Gli animali sono dotati di un anima. Da notare che la radice latina della parola animale contiene la parola anima. Un animale è quindi un essere vivente con un’anima. I Catari, che hanno vissuto nei villaggi tra la gente e non confinati in chiostri e abbazie, potevano osservare come gli animali

sono esseri prossimi agli esseri umani. Anche loro sentono il dolore e soffrono e danno prova di intelligenza. Le testimonianze ci mostrano i catari o i credenti insorgere quando un asino veniva picchiato. Non lo sopportavano. C’è un’altra storia vera molto toccante di un cataro che viene condotto al rogo. Il corteo che attraversa le strade di Limoux, passa vicino a una macelleria dove viene macellata una bestia, e il cataro comincia a piangere dicendo quanto sia un peccato uccidere un animale per mangiarlo. Questo cataro andava a morire – ed è una morte ben orribile quella di finire bruciato su una pira – eppure non è piangeva per la sua fine, ma era toccato dall’uccisione di un animale da macello. Questa testimonianza è oltremodo esplicativa.

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